25) Marcuse. Perch il pensiero dialettico  necessario.
Pur non rinnegando le sue basi illuministe, Marcuse  convinto
della necessit del pensiero dialettico, l'unico capace di
pensare in negativo e quindi di mettere in evidenza le
insufficienze del pensiero scientifico e della civilt
tecnologica.
H. Marcuse, Ragione e rivoluzione [Reason and Revolution] (pagine
365-369).

 Questo libro  stato scritto con la speranza di offrire un
piccolo contributo alla rinascita non tanto di Hegel quanto di una
facolt mentale che rischia di scomparire: il potere del pensiero
negativo. Secondo la definizione hegeliana, Il pensiero  in
realt essenzialmente la negazione di ci che ci  immediatamente
dinnanzi. Che cosa intende egli per negazione, che  la
categoria fondamentale della dialettica?.
 [...].
 Oggi la maniera dialettica di pensare  estranea a tutto il
nostro universo di termini e di azioni. Essa sembra appartenere al
passato e condannata a essere respinta dalle conquiste della
civilt tecnologica. La realt di fatto sembra sufficientemente
promettente e redditizia per respingere o assorbire al suo interno
ogni alternativa. L'accettazione ed anche l'affermazione di questa
realt si configura pertanto come l'unico principio metodologico
ragionevole. Per di pi un atteggiamento simile non impedisce n
la critica n il mutamento: al contrario l'insistere sull'aspetto
dinamico dello status quo e sulle sue continue rivoluzioni
costituisce uno dei suoi sostegni pi efficaci. Una tale dinamica
peraltro sembra operare perennemente all'interno del medesimo modo
di vita: rendere pi facile il dominio sull'uomo da parte
dell'uomo e dei prodotti del suo lavoro, renderlo pi facile
invece che eliminarlo. Il progresso diventa quantitativo e tende a
rinviare all'infinito il salto dalla quantit alla qualit, cio
l'affermazione di nuove maniere di esistenza con nuove forme di
ragione e di libert.
Il potere del pensiero negativo  l'impulso del pensiero
dialettico usato come metodo per analizzare il mondo dei fatti dal
punto di vista della sua intrinseca insufficienza. Scelgo questa
vaga e non scientifica definizione per rendere pi stridente il
contrasto tra pensiero dialettico e pensiero non dialettico. Il
termine insufficienza comporta un giudizio di valore. Il
pensiero dialettico annulla la posizione a priori di valore e
fatto interpretando tutti i fatti come momenti di un unico
processo nel quale il soggetto e l'oggetto sono talmente uniti che
la verit pu essere raggiunta solo nella totalit unitaria di
soggetto e oggetto. Tutti i fatti comprendono in s chi li conosce
cos come chi li fa. Essi traducono continuamente il passato in
presente. Gli oggetti, pertanto, racchiudono la soggettivit
nella loro stessa struttura.
[...].
Il pensiero dialettico inizia con la constatazione che il mondo
non  libero: cio che l'uomo e la natura esistono in condizioni
di alienazione, diversi da ci che sono. Ogni maniera di pensare
che escluda la contraddizione dalla sua logica  una logica
difettosa. Il pensiero corrisponde alla realt solo se trasforma
la realt medesima comprendendone la sua struttura
contraddittoria. Qui il principio della dialettica porta il
pensiero al di l dei confini della filosofia. Comprendere la
realt, infatti, significa comprendere ci che le cose sono e ci
a sua volta implica di non accettare la loro apparenza come dati
di fatto. La non accettazione, la rivolta, si configura come il
procedimento sia del pensiero sia dell'azione. Mentre il metodo
scientifico conduce dall'immediata esperienza delle cose alla
loro struttura logico-matematica, il pensiero filosofico conduce
dall'immediata esperienza dell' esistenza alla sua struttura
storica: il principio della libert.
La libert costituisce la dinamica intrinseca dell'esistenza, e il
processo dell'esistenza in un mondo non libero consiste proprio
nella continua negazione di ci che minaccia di negare (aufheben)
la libert. La libert quindi  costituzionalmente negativa;
l'esistenza  sia alienazione sia processo attraverso il quale il
soggetto conquista se stesso comprendendo e dominando
l'alienazione.
R. Bortot e V. Milanesi, Il concetto di filosofia nel pensiero
contemporaneo, G. D'Anna, Messina-Firenze, 1984 2, pagine 285-287.
